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Ora tutti sapranno. Come lo share ti fa un palinsesto.

20/06/2010

Le polemiche che han preceduto e seguito la decisione della Commissione di vigilanza Rai a proposito della decisione di rendere noto nei titoli di coda dei programmi i compensi dei conduttori e più in generale i costi della trasmissione, hanno spinto svariate testate giornalistiche e blog ad informare i lettori sui contratti più esosi sottoscritti dalle punte di diamante della scuderia di Viale Mazzini. Più con intenti da pettegolezzo a dire il vero, ma questa è un’altra storia.

Anche l’italiano poco accorto a così scoperto Fazio percepisce 2 milioni di euro per lavorare al suo valido “Che tempo che fa”. La Gabanelli deve invece accontentarsi di 150/180 mila euro annui lordi, per il coraggioso e onesto “Report”. Tra questi estremi si trovano, tra gli altri, 1,5 milione per la  Clerici; 1,3 milioni per Carlo Conti; 1,2 milioni per Vespa, 900 mila euro per la Ventura e 700 mila per Santoro.

Ciò che dovrebbe allarmare in questo sproloquio di numeri è la legittimazione dell’equazione tra ascolti e compensi. Il valore di un programma viene rimesso al  meter e dunque alla maggioranza  dei telespettatori. Che poi resta sempre da verificare la veridicità di Auditel rispetto proprio alla conta di questi telespettatori. Al momento abbiamo l’unica certezza che si tratta di un sistema che alimenta una tv vuota di idee, dove vince chi alza più la voce in una gara al ribasso. Per l’equazione di cui sopra dunque si dovrebbero ritoccare al rialzo i compensi di autori e conduttori che da dieci anni propinano lo stesso programma ispirato per di più a un’idea di altri (li chiamano format) e sbandierano dati di ascolto elaborati da  un sistema utile solo alle concessionarie di pubblicità come Sipra.

Da Baudo a Carlo Conti, dalla Clerici alla Ventura, da Vespa a Santoro. L’intero palinsesto della Rai è deciso dallo share. Fior di dirigenti a chinare il capo dinanzi a quei numeri, bandoliere senza idee che tagliano e spostano al volere di un decimale auditel. Fior di esperti lautamente compensati col discusso Canone estorto ai cittadini telespettatori. Professionisti della conduzione, per pagare i quali l’incompetente e insulsa dirigenza Rai depaupera risorse del pubblico servizio impedendo la produzione di prodotti di qualità. Programmi cui almeno una minoranza avrebbe comunque diritto.

5 commenti Lascia un →
  1. Cosimo permalink
    21/06/2010 12:09 pm

    Bravo Chance,
    chiunque tu sia,
    che poi Santoro, per giustificarsi, affermi di autofinanziarsi con gli spazi pubblicitari (che comunque vende la Sipra) non toglie che i duemila euro al giorno lordi che percepisce sono forse troppi per chi lavora in Rai e soprattutto per chi fonda il proprio successo criticando le risposte del governo alla crisi, portando in trasmissione precari, strumentalizzati al suo ego, che raccolgono e quasi elemosinano un migliaio di euro al mese lavorando certo più onestamente di lui. Il re degli ipocriti.

  2. 21/06/2010 5:11 pm

    Inciampo per caso sul suo blog mentre cercavo info sulla decisione della Commissione di Vigilanza, in vista di una nota che vorrei scriverci, e mi diverte molto leggere le sue opinioni.

    Sono abbastanza d’accordo con quanto afferma in questo post. Trovo davvero insopportabile che sulla TV in chiaro si faccia fatica a trovare un programma interessante in orari ragionevoli, specie sulla Rai che pretende un canone per un servizio che non fornisce.

    Quest’anno sto frequentando, alla Sapienza, un Master universitario sulla produzione e programmazione televisiva (http://masterprotv.wordpress.com/), e più studio e approfondisco i meccanismi dell’Auditel più mi rendo conto che questa farsa dello share è davvero una ridicola presa in giro. Però, una persona arguta come lei sembra essere, deve ammettere che un minimo di fondamento e ragionevolezza esiste anche oltre le insegne della Geca. Se no come mi spiega che gli si da un ruolo tanto importante perfino all’Università e proprio nella facoltà che si occupa di Sociologia e Comunicazione? Me lo spieghi lei, perchè se in nome dei loro ascolti la Ventura e Conti e Giletti e la Clerici e perfino Santoro possono fare programmi a gogò mentre Minoli e Arbore e Chiambretti e la Gabanelli e la Dandini devono vedersi esiliati in spazi ridicoli per le loro qualità…io proprio non capisco…

  3. Luca permalink
    23/06/2010 9:47 am

    Credo mi perdonerai se non sono per niente d’accordo con quello che dici. La nostra televisione non mi sembra per niente vuota di contenuti. E lo dimostrano perfettamente i milioni di telespettatori che costantemente restano incollati davanti ai loro teleschermi. Ma spiegami come si fa a dire che i dati Auditel non significano niente. E allora secondo te a che cosa si dovrebbe chinare il capo se non alla legge del dato scritto (che per inciso è vero e tutti lo sappiamo). E’ ovvio che vince chi fa lo stesso programma da anni, ma l’auditel non c’entra un bel niente. Siamo un paese di tradizioni e bandiere, e quello che abbiamo sempre avuto è nel nostro quotidiano come la partita della nazionale o la pizza con gli amici il sabato sera. Tu ci rinunceresti mai a queste cose? Credo di no, ammesso che tu ne abbia di amici visto che pensandola così credo proprio che tu non sia il tipo da comitiva per la gita al mare. viva il Festival di Sanremo che fa il 60%, viva il grande fratello che sbaraglia la concorrenza se due si tirano e si mollano per tre mesi dentro a una casa. viva tutto questo e viva il Bel Paese. Secondo me, anche se ti professi come grande cultore della qualità televisiva e di tutto quello che la riguarda, non hai capito proprio un bel niente nè della televisione nè tantomeno della cultura.
    un cosiglio come postilla: Prima di parlare assicurati sempre che quello che dici abbia un minimo di senso.

  4. Chance Beale permalink
    23/06/2010 11:30 am

    Caro Luca, non mi ritengo un grande cultore della qualità televisiva, penso solamente che il meccanismo dell’Auditel (e tutto ciò che gli ruota intorno)abbia soffocato quel poco di qualità che c’era in tv. Credo vivamente che i milioni di telespettatori di cui parli potrebbero spendere in maniera migliore il loro tempo … Comincia tu!
    A Massimo invece vorrei dire : sembri un ragazzo molto intelligente, anche se non credo tu abbia ponderato bene le tue scelte. Ho visto che passi le settimane a scommettere sullo Share per scalare la classifica di un giochetto e magari leggi tutti i giorni i tabulati dei dati effettivi come se questi potessero dirti chissà quale verità. Dovresti concentrarti sull’analisi etnografica! Quest’ultima potrebbe darti molte più risposte.

    • Massimo permalink
      23/06/2010 3:17 pm

      Eppure per tentare di indovinare lo share di un programma ci sono da considerare un sacco di variabili, anche etnografiche, crede davvero che sia solo un giochetto? Per esempio, stasera si scommette su Ghana – Germania. A sua parere, che tanto pare capire di pubblici e telespettatori, cosa e come e perchè gli italiani vedranno in Tv? Mi dimostri che l’Auditel è una sciocchezza. Perchè io ho studiato i suoi limiti e non lo condivido, ne condivido che ad esso siano asserviti i palinsesti Rai ma non credo sia solo un giochetto il meccanismo di previsione degli ascolti, anzi, penso l’analisi etnografica possa intrecciarsi con esso. Cosa ne pensa?

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